Ti ricordi dell’informazione per la sicurezza sul lavoro?

L'informazione per la sicurezza sul lavoro non ha una durata né una frequenza di aggiornamento definite. L'art. 36 del TUS ne definisce però i contenuti.

Siamo presi dalle scadenze dei corsi. Oppure concentrati in posizione acrobatica per combinare l’avvio dell’assunzione con la visita medica e la formazione, e le scadenze dei corsi con quelle di consegna dei lavori… Ci siamo ricordati dell’informazione per la sicurezza sul lavoro?

Informazione, non formazione

Non si tratta di un corso, non ha una durata definita per legge né una scadenza. Non ha nemmeno una forma definita, cioè non si deve per forza di cose organizzare un incontro, un corso, una chiacchierata. Potrebbe bastare un opuscolo, un video di cui devono prendere visione i nuovi assunti e aggiornato periodicamente per tutto il personale. L’importante è che fornisca “conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro”.

Su un aspetto ci sono indicazioni precise: i contenuti dell’informazione.

L'informazione può essere fornita con un opuscolo, o un video di cui devono prendere visione i nuovi assunti e che viene aggiornato periodicamente per tutto il personale.

I contenuti dell’informazione per la sicurezza sul lavoro

La durata o il tempo necessari per l’informativa sono quelli che servono per trasmettere i contenuti richiesti; la forma, quella che il datore di lavoro ritiene più pratica. I contenuti, invece, sono definiti dall’art. 36 del D. L.vo 81/08 e comprendono:

  1. l’indicazione dei rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi all’attività dell’impresa in generale;
  2. le procedure di emergenza (primo soccorso, lotta antincendio ed evacuazione dei luoghi di lavoro);
  3. i nominativi degli addetti alla gestione delle emergenze;
  4. i nominativi di RSPP, ASPP (se presenti/e) e medico competente.
  5. i rischi specifici cui è esposto un dato lavoratore in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia;
  6. i pericoli connessi all’uso delle sostanze e delle miscele pericolose sulla base delle schede dei dati di sicurezza;
  7. le misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.
Nell'informativa sicurezza sono compresi i nominativi degli addetti alla gestione delle emergenze, di RSPP, ASPP e medico competente.

Serve l’informazione se ho già fatto la formazione?

Dipende da come è stata organizzata e registrata la formazione.

Se organizzo la formazione in azienda posso pensare di inserire nel percorso di formazione anche i contenuti dell’informazione. Parlando dell’organizzazione della prevenzione aziendale, per esempio, che è uno dei contenuti previsti per la formazione, posso snocciolare nomi e cognomi delle figure aziendali rispondendo anche al requisito dell’informazione; mentre illustro i rischi della mansione, i possibili danni e le conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o del comparto di appartenenza (altro contenuto della formazione) posso entrare nei dettagli delle misure e delle attività di prevenzione e protezione definite e adottate nella mia azienda.

Un aspetto da non dimenticare è però quello di dare evidenza (mettere per iscritto) sia nel programma che sugli attestati di formazione il riferimento all’informazione (art. 36) oltre a quello alla formazione (art. 37) in materia di salute e sicurezza.

Se organizzo la formazione in azienda posso pensare di inserire nel percorso di formazione anche i contenuti dell'informazione per la sicurezza sul lavoro.

Ma se la formazione è organizzata presso un ente formatore esterno, magari per più aziende? Com’è possibile fornire i dettagli richiesti dall’art. 36? In questo caso il ricorso a un incontro, un tour della sede aziendale con tanto di presentazione dei colleghi/responsabili, un opuscolo o un video, appare necessario per consentire alla persona formata di mettere in pratica quello che ha imparato, nel rispetto delle procedure e dei ruoli aziendali. Come sapere quale luogo raggiungere in caso di evacuazione, oppure a chi chiedere per farsi sostituire un elmetto danneggiato.

Ho già detto che la formazione in azienda è quella che può fare la differenza? Sì, l’ho anche scritto!

Ogni quanto va aggiornato il corso PES PAV PEI?

Il datore di lavoro che voglia avere garanzia del possesso della formazione teorica del personale per l'esecuzione di lavori elettrici può fargli frequentare il corso PES PAV PEI.

Oggi entriamo nel mondo dei lavori elettrici, per i quali il datore di lavoro deve nominare formalmente il personale quale esperto (PES), avvertito (PAV) o idoneo ai lavori in bassa tensione (PEI) in funzione del possesso di requisiti di istruzione, esperienza e formazione. In particolare, il datore di lavoro che voglia avere garanzia del possesso della formazione teorica del personale può fargli frequentare il corso PES PAV PEI.

L’aspetto che però risulta meno chiaro è se questo corso debba essere aggiornato come ogni altro corso in materia di salute e sicurezza e, nel caso, ogni quanto si debba provvedere.

L’aggiornamento del corso PES PAV PEI

Il riferimento per la definizione del corso PES PAV PEI non è il testo unico sicurezza ma la norma tecnica CEI 11-27. Nonostante la norma tecnica non definisca una frequenza di aggiornamento, il fatto che lei stessa sia soggetta a revisioni e successive edizioni (l’ultima è del gennaio 2014, la prima è dell’aprile del 1993) rende quanto meno necessario un aggiornamento a seguito dell’emissione di una sua nuova edizione.

Allo stato attuale (giugno 2021), l'obbligo di aggiornamento del corso PES PAV PEI si avrebbe solo per coloro che si fossero formati in riferimento a edizioni non aggiornate della norma.
Fonte: https://mycatalogo.ceinorme.it/

Allo stato attuale, quindi, l’obbligo di aggiornamento si avrebbe solo per coloro che si fossero formati in riferimento a edizioni non aggiornate della norma.

Considerato comunque che la formazione è finalizzata a garantire l’idoneità dei lavoratori a svolgere lavori elettrici, comprendo e condivido il consiglio di chi propone aggiornamenti quinquennali del corso PES PAV PEI. Al di là del parere personale, per altro, ci sono all’orizzonte novità che potrebbe richiedere a tutti di cambiare passo nell’aggiornamento di questa formazione.

La quinta edizione della norma CEI 11-27

La quinta edizione della norma CEI 11-27 dovrebbe introdurre l'obbligo di aggiornamento quinquennale del corso PES PAV PEI.

A giugno 2020 è stato pubblicato il progetto C.1263, che rappresenta la bozza della quinta edizione della norma di riferimento, di cui ci si attende quindi la prossima pubblicazione. Per quanto riguarda la formazione per PES PAV (paragrafo 4.15.5 “Requisiti formativi minimi per PES e PAV“), il documento introduce un vincolo nuovo:

La formazione deve essere aggiornata con cadenza almeno quinquennale per un numero di ore non inferiore a quattro, trattando argomenti relativi l’ambito specifico del lavoro elettrico dei discenti.

Diverso è il caso del corso PEI, invece, per il quale il progetto C.1263 raccomanda una formazione iniziale di durata minima di 4 ore e prevede che il mantenimento dell’idoneità sia legato a pratica e addestramento successivi. Considerando però che la formazione per PEI è aggiuntiva rispetto a quella per PES e PAV, sarà necessario provvedere all’aggiornamento quinquennale per questi ruoli perché si possa svolgere quello superiore.

Le differenze di genere nella formazione sicurezza

Nell'ambito della salute e sicurezza sul lavoro con l'espressione differenze di genere si intende l’insieme dei caratteri essenziali che rendono qualcuno simile o diverso da altri. La differenza biologica è la più evidente ma non è l'unica.

Nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, con l’espressione differenze di genere si intende l’insieme dei caratteri essenziali che rendono qualcuno simile o diverso da altri. Se la differenza biologica, la distinzione tra maschi e femmine, è la più evidente, non è però l’unica. Di queste differenze bisogna tenere conto nell’ambito della valutazione dei rischi e anche per la progettazione dell’attività di formazione. Vediamo come.

Che cosa sono le differenze di genere

La differenza biologica tra maschi e femmine è la prima per visibilità, ma ha anche implicazioni pratiche, determinando una diversa esposizione ai rischi per via degli aspetti fisiologici e strutturali. La maggiore componente adiposa del corpo femminile, per esempio, espone le donne a fenomeni di accumulo di sostanze chimiche più di quanto accada agli uomini; nelle donne si riscontra una maggiore sensibilità a rumore di bassa intensità, mentre una rumorosità costante, anche se elevata, produce in loro effetti minori che negli uomini. Le differenze non finiscono qui, ma questi esempi aiutano a vedere quanto la distinzione tra maschi e femmine influisca in sede di valutazione dei rischi e, quindi, vada considerata.

La differenza biologica tra maschi e femmine implica una diversa esposizione ai rischi per via degli aspetti fisiologici e strutturali.

La biologia, però, non è l’unico “carattere essenziale che rende qualcuno simile o diverso da altri”. Alla biologia si somma infatti il sistema di aspettative sociali, che agisce creando credenze e regole in funzione del ruolo ricoperto nella comunità o nell’organizzazione aziendale. Queste credenze e regole influenzano le scelte di vita e i comportamenti specifici, con effetti sulla percezione e gestione dei rischi in ambito lavorativo. Gli elementi alla base del sistema di aspettative sociali possono essere, per esempio, le tipologie contrattuali, il reddito, la mansione, i ruoli sociali nella comunità.

Ecco un esempio per chiarire la questione: l’analisi delle statistiche sugli infortuni in itinere (nel trasferimenti casa – lavoro) rivela una maggiore incidenza nel sesso femminile; la spiegazione più adeguata di questo dato non sta nel pregiudizio in merito all’imperizia delle donne al volante… Ma nel fatto che le donne subiscono un maggiore stress nel conciliare vita lavorativa e famigliare, con un’evidente influenza di questa tensione proprio nei momenti in cui le due vite si intrecciano.

L'analisi delle statistiche sugli infortuni in itinere rivela una maggiore incidenza nel sesso femminile; la spiegazione non sta nel pregiudizio in merito all'imperizia delle donne al volante...

Come e perché includerle nella formazione

Uno dei requisiti richiesti all’attività di formazione di lavoratori, preposti, dirigenti e rappresentanti dei lavoratori è la sua adeguatezza, . Una formazione adeguata non è solo una formazione che rispetta i vincoli normativi in termini di durata e contenuti, ma è una formazione che viene progettata tenendo conto

  • del contesto di lavoro e, quindi, dei rischi specifici;
  • dei processi di apprendimento delle persone per le quali è pensata.

Se teniamo a mente che la formazione sicurezza ha come obiettivo quello di creare consapevolezza e fornire gli strumenti per agire in modo adeguato rispetto ai rischi lavorativi, non è possibile pensare di escludere il tema delle differenze di genere nei percorsi di formazione, in termini di

  1. individuazione dei caratteri che rendono uguali o diversi;
  2. influenza sull’entità dei rischi lavorativi;
  3. definizione di misure di prevenzione e protezione efficaci.
Se teniamo a mente che la formazione sicurezza ha come obiettivo quello di creare consapevolezza e fornire gli strumenti per agire in modo adeguato rispetto ai rischi lavorativi, non è possibile pensare di escludere il tema delle differenze di genere nei percorsi di formazione.

Il punto n.3 è il motivo principale per cui la formazione dovrebbe essere progettata tenendo conto delle specificità dell’organizzazione e del suo sistema di prevenzione e protezione… Ma questa è tutta un’altra storia!

Protocollo Covid del 6 aprile e corsi sicurezza

Il 6 aprile è stato firmato il nuovo Protocollo Covid per gli ambienti di lavoro. Ci sono ancora proroghe per la formazione sicurezza?

Il 6 aprile è stato approvato l’aggiornamento del “Protocollo Covid” negli ambienti di lavoro. Una delle novità messe in evidenza riguarda la formazione sicurezza, per la quale verrebbero escluse moratorie e proroghe a differenza di quanto verificatosi in precedenza. La formazione sicurezza è stata quindi ripristinata integralmente? O ci sono ancora deroghe in merito all’aggiornamento dei corsi in materia di salute e sicurezza sul lavoro?

Le novità del Protocollo Covid del 6 aprile per la formazione

La novità principale è che non tutti i corsi previsti in presenza sono sospesi o annullati, anche se già organizzati. Il limite sono le deroghe previste dalla normativa in vigore.

Secondo il Protocollo Covid del 6 aprile non tutti i corsi previsti in presenza sono sospesi o annullati, anche se già organizzati. Il limite sono le deroghe previste dalla normativa in vigore.

Attualmente la normativa di riferimento è il DPCM 2 marzo 2021 che consente:

  1. la formazione in azienda, esclusivamente per i lavoratori dell’azienda stessa, nel rispetto delle disposizioni emanate dalle singole regioni (che potrebbero emanare ordinanze più restrittive rispetto alle disposizioni nazionali);
  2. i corsi di formazione da effettuarsi in materia di salute e sicurezza, a condizione che siano attuate le misure di contenimento del rischio definite dal «Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione» pubblicato dall’INAIL.

È comunque possibile, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in lavoro agile e da remoto.

È comunque possibile, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in lavoro agile e da remoto.

In pratica:

  1. bisogna verificare che la Regione ove avrà sede il corso non abbia imposto misure più restrittive rispetto a quelle del DPCM;
  2. se si organizzano corsi in azienda non sono ammessi partecipanti diversi dai dipendenti dell’impresa in questione;
  3. tutti i corsi, sia in azienda sia presso le società di formazione, devono rispettare le disposizioni contenute nella scheda tecnica relativa alla formazione professionale contenuta nell’allegato 9 (Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative) del DPCM del 2 marzo 2021.
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Scheda tecnica misure anti-Covid formazione professionale 76.23 KB 11 downloads

Le misure per il contenimento dei contagi da Covid nell'ambito delle attività di...

Fin qui nessuna variazione sostanziale. Ma che cosa dire della totale scomparsa del paragrafo che prevedeva che il mancato completamento dell’aggiornamento della formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro non comportasse l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione?

La situazione non è del tutto trasparente, ma la direzione prevalente è quella di procedere all’aggiornamento della formazione scaduta o in scadenza, in ragione del suo “carattere di particolare importanza, anche in relazione a specifici obblighi previsti dalla normativa di settore“.

Come tutelarsi in caso di contestazioni

I protocolli Covid cambiano, anche da un momento all'altro. Quindi è bene tutelarsi.

È possibile che quel che valeva fino a un attimo fa non sia più valido? Potrebbe e, allora, bisogna cercare di tutelarsi. Il mio consiglio è duplice:

  1. non rinviare oltre gli aggiornamenti della formazione e avviare programmazione ed erogazione dei corsi;
  2. tenere sempre sotto mano i tre riferimenti che seguono per poter rispondere a eventuali contestazioni di clienti/coordinatori/organismi di vigilanza.

I riferimenti da tenere a portata di mano

Bisogna sempre tenere sempre sotto mano i riferimenti di legge che aiutano a tutelarsi.
  1. Il nuovo Protocollo dovrebbe essere richiamato da un DPCM per diventare vincolante, così sottolinea Confindustria per esempio, per cui allo stato attuale (22 aprile 2021) si dovrebbe applicare comunque l’edizione dell’aprile 2020 del Protocollo Covid negli ambienti di lavoro;
  2. le FAQ del Ministero del lavoro, pur spingendo verso la ripresa a regime della formazione (eventualmente privilegiando la formazione a distanza sincrona) non escludono la possibilità di svolgere l’attività lavorativa in caso di mancata effettuazione dell’aggiornamento. Anche se secondo alcuni questa indicazione sarebbe frutto di un refuso relativo alle FAQ alla versione dell’aprile 2020 del Protocollo Covid, di fatto è pubblicata sul sito del Ministero;
  3. la legge 159/2020 che aveva disposto la proroga degli effetti di atti amministrativi in scadenza (tra cui gli attestati di formazione) sino ai 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica è ancora in vigore!

#bekindstaysafe

I contenuti minimi degli attestati di formazione

Gli attestati di formazione sono parte strategica della documentazione dei nuovi assunti. Bisogna però verificare i contenuti minimi.

Nonostante la formazione sicurezza continui a essere vissuta da molti come un onere fastidioso (o proprio per questo motivo), gli attestati di formazione stanno diventando sempre più parte essenziale della documentazione dei nuovi assunti con esperienza lavorativa precedente. Assumere un lavoratore in possesso di tutti gli attestati necessari per svolgere le attività affidategli contrattualmente consente infatti l’inserimento quasi immediato nel ciclo produttivo. Essenziale in questo senso è la verifica della validità della formazione, non solo in termini di completezza e adeguatezza rispetto alla mansione affidata, ma anche in termini di contenuti minimi degli attestati di formazione.

Perché verificare anche la forma e non solo la sostanza

Non si tratta di scartare ogni attestato che presenta delle incongruenze, ma è opportuno dedicare del tempo per verificarne le mancanze, eventualmente contattando il soggetto che lo ha emesso o chiedendo al lavoratore se dispone di altra documentazione relativa al corso.

Immaginiamo di avere verificato gli attestati di formazione di un candidato con lunga esperienza nel settore. Lui è stato preciso e ha raccolto con cura ciascun attestato, quindi abbiamo la formazione iniziale e gli aggiornamenti, la formazione per singole attrezzature e attività specifiche come gli ambienti confinati o la gestione delle emergenze d’incendio. Ci sono però dei dettagli che non ci sono chiari: un paio di attestati non sono firmati da nessuno, in un altro caso la durata del corso di 16 ore non coincide con le date di erogazione del corso perché è segnata una sola data. Possiamo considerare validi questi attestati? Non così come sono! Per almeno due motivi:

  1. se è sorto a noi il sospetto della loro correttezza/ veridicità, il sospetto può sorgere a chiunque altro, anche a chi fa controlli e applica sanzioni…
  2. dal 2011 in poi, con l’entrata in vigore degli Accordi Stato – Regioni che hanno sempre più regolamento la formazione, si hanno delle indicazioni uniformi e semplici in relazione ai contenuti minimi degli attestati di formazione, per cui la verifica diventa semplice una volta capito il meccanismo.
Dal 2011 in poi, con l'entrata in vigore degli Accordi Stato - Regioni che hanno sempre più regolamento la formazione, si hanno delle indicazioni uniformi e semplici in relazione ai contenuti minimi degli attestati di formazione.

Con questo non intendo dire che ogni attestato che presenta delle incongruenze vada scartato, ma che è opportuno dedicare del tempo per verificarne le mancanze, eventualmente contattando il soggetto che lo ha emesso o chiedendo al lavoratore se dispone di altra documentazione relativa al corso, come il programma di formazione.

I 6 contenuti minimi degli attestati di formazione

Che cosa bisogna verificare dal punto di vista formale? 6 aspetti.

Li elenco di seguito rielaborando i requisiti degli Accordi Stato – Regioni del 21 dicembre 2011, del 22 febbraio 2012 e del 7 luglio 2016:

  1. denominazione del soggetto organizzatore/ formatore;
  2. normativa di riferimento;
  3. dati anagrafici del corsista, con riferimento alla mansione per quanto riguarda la formazione di lavoratori/ preposti/ dirigenti;
  4. tipologia di corso seguita, settore di riferimento (codice ATECO), durata e monte ore frequentato;
  5. periodo di erogazione del corso;
  6. firma del soggetto organizzatore/erogatore
I contenuti minimi degli attestati di formazione sono di fatto 6 e sono semplici da verificare.

Per chi volesse, di seguito è possibile scaricare la tabella di confronto dei requisiti dei contenuti minimi degli attestati di formazione degli Accordi che ho citato poco sopra.

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Contenuti minimi degli attestati di formazione 71.45 KB 13 downloads

I requisiti degli Accordi Stato - Regioni del 21 dicembre 2011, del 22 febbraio 2012...
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Le obiezioni dei lavoratori ai corsi sulla sicurezza

Ho deciso di scrivere un articolo scomodo. Un articolo che raccoglie le obiezioni che ho sentito esprimere da più lavoratori durante i miei corsi sulla sicurezza. E non si tratta di obiezioni alla mia docenza, ma all'utilità o all'applicabilità delle nozioni che si cerca di trasmettere.

Ho deciso di scrivere un articolo scomodo. Un articolo che raccoglie le obiezioni che ho sentito esprimere da più lavoratori durante i miei corsi sulla sicurezza. E non si tratta di obiezioni alla mia docenza, ma all’utilità o all’applicabilità delle nozioni che si cerca di trasmettere. Perché pubblicare queste obiezioni? Perché danno l’idea della complessità della situazione e rappresentano gli ostacoli da affrontare se si vuole che la formazione sia efficace. Ma, se si vuole essere intellettualmente onesti, bisogna anche ammettere che offrono spunti per migliorare l’organizzazione del lavoro in azienda.

“Sono cose inutili”

Ci sono casi in cui l'idea che i corsi sulla sicurezza siano inutili è una certezza fondata su due dati:

A volte è solo un pregiudizio. Chi esprime questa opinione si è appena seduto in aula e non saprebbe dire con precisione di che cosa si parlerà. Provare a verificare se cambia idea durante la lezione è un modo per testare la propria capacità di ascolto, qualità essenziale per un docente.

Ci sono casi, però, in cui l’idea che i corsi sulla sicurezza siano inutili è una certezza fondata su due dati:

  1. l’esperienza di innumerevoli volte in cui il lavoro è stato effettuato senza accorgimenti, e senza che nessuno (per fortuna o destino) si sia fatto nulla. Come se il non aver sperimentato direttamente il problema dimostri quanto il problema sia futile o del tutto inesistente;
  2. l’ostilità con cui alcune procedure sono accolte da parte di superiori o proprietà aziendali. In pratica questa ostilità genera una sensazione di impotenza rispetto a un metodo di lavoro che non si può decidere in autonomia, se non rischiando di creare tensioni nei rapporti di lavoro, pur nella certezza della sua bontà. E arriva anche a produrre situazioni di imbarazzo, con personale che viene deriso e sminuito anziché apprezzato per aver ricordato di mettere in pratica quello che gli è stato insegnato.
Oltre a confermare il fatto che la rapidità, considerata sinonimo di produttività, viene spesso prima della sicurezza, questa obiezione rivela quanto sia radicata l'idea che la sicurezza sia un dettaglio slegato dalla quotidianità operativa.

“Non abbiamo tempo di fare quello che dite”

Oltre a confermare il fatto che la rapidità, considerata sinonimo di produttività, viene spesso prima della sicurezza, questa obiezione rivela quanto sia radicata l’idea che la sicurezza sia un dettaglio slegato dalla quotidianità operativa, una cornice entro la quale forzare comportamenti e procedure. E non, al contrario, una componente essenziale del proprio lavoro, necessaria perché lo si possa definire eseguito a regola d’arte.

“Bella la teoria! Però in pratica non funziona così”

Non è sufficiente sapere quali sono i vincoli della sicurezza, ma bisogna anche capire quali sono i principi su cui questi vincoli si fondano: questo è l'unico modo per affrontare le difficoltà operative.

Ci sono tante prescrizioni nella normativa in materia di sicurezza, ma la sicurezza non è solo una lista di obblighi e divieti da mettere in atto. E questa è forse la questione più complicata da trasmettere, quella che rende più immediato lo scontro tra l’approccio burocratico-intellettual-intransigente e quello operativo-maneggione-sbrigativo. Il fatto è che non è sufficiente sapere quali sono i vincoli della sicurezza, ma bisogna anche capire quali sono i principi su cui questi vincoli si fondano: questo è l’unico modo per affrontare le difficoltà operative, le situazioni differenti e mutevoli e tutte le variabili del comportamento umano. L’obiettivo dei corsi sulla sicurezza è far capire che l’antidoto alle difficoltà operative non è trascurare i vincoli di legge, ma trovare una soluzione che non li violi.

Soluzioni ne abbiamo?

Non ho una soluzione efficace alle obiezioni dei lavoratori ai corsi sulla sicurezza. Ho più che altro una proposta, che consiste nel non fare finta di non sentire ma anche nell'evitare di giudicare.

Se avessi una soluzione, cioè una risposta efficace, sempre e comunque, a queste obiezioni, non sarei qui a parlarne. Ho più che altro una proposta, che consiste nel non fare finta di non sentire ma anche nell’evitare di giudicare. Credo che il primo passo da fare sia quello di accogliere queste obiezioni e provare a mostrare la questione da un altro punto di vista, spostando l’attenzione da ciò che sarebbe bello gli altri facessero a quello che ciascuno di noi può iniziare a fare.

Poi, magari, un giorno parlerò delle obiezioni dei datori di lavoro… Poi. Magari.

La formazione continua del RSPP “esterno”

L'obbligo dell'aggiornamento per l'RSPP esterno si inquadra nella dimensione della life long learning, cioè della formazione continua nell'arco della vita lavorativa.

Si parla comunemente di RSPP esterno per distinguerlo dal caso in cui la funzione di RSPP è svolta direttamente dal datore di lavoro ma, di fatto, il soggetto che svolge la funzione di RSPP senza essere datore di lavoro può essere sia un consulente esterno sia un dipendente, per questioni di strategia o per obbligo di legge.

I dettagli della formazione dell’RSPP “esterno” sono a oggi definiti dall’Accordo Stato – Regioni del 2016, che ha apportato modifiche alla disciplina precedente (Accordo Stato – Regioni del 2006). Oltre ai requisiti di istruzione/formazione/esperienza previsti per poter svolgere l’incarico, una novità importante e a volte trascurata riguarda la modalità di aggiornamento della formazione di questa figura.

Quante ore di aggiornamento per l’RSPP “esterno”?

La formazione degli RSPP che non sono datori di lavoro prevede un aggiornamento di almeno 40 ore, qualunque sia il settore operativo, nel quinquennio. E la definizione di questo quinquennio è la novità più rilevante dell’Accordo del 2016.

La formazione degli RSPP che non sono datori di lavoro prevede un aggiornamento di almeno 40 ore, qualunque sia il settore operativo, nel quinquennio.

Come si calcola il quinquennio?

La questione del calcolo del quinquennio non è definita in modo univoco.

Partiamo dalle certezze, che riguardano i soggetti esonerati alla frequenza dei corsi specifici (moduli A, B e C), perché in possesso di titoli di studio che abilitano allo svolgimento dell’incarico (art. 32, comma 5 del D. L.vo 81/08 e punto 1, Allegato A dell’Accordo del 2016), e chi si è formato dopo l’entrata in vigore dell’Accordo del 2016:

  • per i primi il calcolo del quinquennio parte dal 15 maggio 2008 (data di entrata in vigore del D. L.vo 81/08) o dalla data di conseguimento della laurea, se successiva al 15 maggio 2008;
  • per i secondi, invece, il calcolo del quinquennio parte dalla conclusione del corso relativo al modulo B comune a tutti i settori.
Mentre il primo quinquennio di aggiornamento della formazione per RSPP esterno sembra calcolarsi in avanti, i quinquenni successivi si devono verificare a ritroso.

A queste indicazioni se ne aggiungono altre tre. L’Accordo precisa che:

  1. è preferibile che il monte ore di aggiornamento venga distribuito nel quinquennio anziché essere concentrato in un unico periodo;
  2. l’obbligo dell’aggiornamento per RSPP “esterni “si inquadra nella dimensione della life long learning, cioè della formazione continua nell’arco della vita lavorativa“;
  3. per poter esercitare la funzione di RSPP (esterno) è necessario dimostrare, in ogni istante, che nel quinquennio antecedente si è partecipato a corsi di formazione per un numero di ore non inferiore a quello minimo previsto.

Quindi, mentre il primo quinquennio di aggiornamento sembra calcolarsi in avanti (dal 15.05.2008, dalla data di laurea o di conclusione del modulo B comune), i quinquenni successivi si devono verificare a ritroso: considerata una data specifica si deve verificare se nel quinquennio precedente è stato raggiunto il monte ore minimo, cioè le 40 ore di aggiornamento.

Una conferma di questa interpretazione è contenuta nella circolare n.296 del 16 ottobre 2018 del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. E la conseguenza più immediata è che, per mantenere la qualifica nel tempo, la soluzione più pratica per avere continuità è di prevedere 8 ore di aggiornamento all’anno.

Di fatto non risulta possibile svolgere l'incarico di RSPP esterno sino al completamento dell'aggiornamento mancante, ma non viene meno la validità del percorso formativo effettuato.

In caso di ritardo nell’aggiornamento?

Di fatto non risulta possibile svolgere l’incarico di RSPP sino al completamento dell’aggiornamento mancante, ma non viene meno la validità del percorso formativo effettuato.

Come aggiornare la formazione?

L’aspetto incoraggiante è che l’aggiornamento può essere eseguito interamente in modalità e-learning e, per il 50%, partecipando a consegni o seminari che trattino argomenti coerenti con quelli previsti dall’Accordo per i corsi di aggiornamento.

Inoltre i corsi di aggiornamento per i formatori sicurezza e per i CSP/CSE sono validi anche per l’aggiornamento dell’RSPP.

5 consigli per una formazione sicurezza efficace

La formazione sicurezza ha come finalità quella di dare forma a comportamenti di lavoro sicuri, per chi li attua e per chi ne è influenzato.

La formazione sicurezza ha come finalità quella di dare forma a comportamenti di lavoro sicuri, per chi li attua e per chi ne è influenzato. E questo aspetto dovrebbe essere il preambolo di qualunque corso sicurezza, per sgombrare il campo dall’idea che sia solo un discutibile obbligo calato dall’alto e riportarlo in quello dell’utilità pratica. Allo stesso tempo l’attenzione ai risvolti operativi dovrebbe rappresentare un monito per i formatori affinché il loro lavoro sia davvero efficace.

Ci sono però altri 4 consigli che invito a seguire per erogare una formazione sicurezza efficace e non solo a prova di ispezione.

1. In parole semplici

Pare che un corso di formazione sicurezza non possa dirsi tale se non comprende una lista di termini e definizioni copiati dal Testo Unico Sicurezza e qualche citazione dei suoi articoli.

Pare che un corso di formazione sicurezza non possa dirsi tale se non comprende una lista di termini e definizioni copiati dal Testo Unico Sicurezza e qualche citazione dei suoi articoli. La convinzione che si possa parlare di obblighi di legge solo riportando parola per parola i testi è limitante e controproducente: serviranno più parole, forse, precisazioni, di certo, ma è possibile tradurre in parole semplici la questione e farsi capire da chiunque. L’unico requisito necessario per riuscire a cambiare le parole senza cambiare il significato del discorso è avere chiaro ciò di cui si deve parlare!

2. Concretezza e coerenza

Se è vero che l'addestramento è un'attività separata e distinta dalla formazione, è altrettanto vero che la formazione non deve passare necessariamente per concetti astratti.

Se è vero che l’addestramento è un’attività separata e distinta dalla formazione, è altrettanto vero che la formazione non deve passare necessariamente per concetti astratti. Anzi, è verissimo il contrario: è cosa buona e giusta che la formazione venga calata nella realtà attraverso esempi, esercizi e simulazioni. Deve essere reale e realistica.

Concretezza è anche parlare di ciò che è previsto a programma, invece di infarcire le ore di riferimenti di legge senza arrivare mai alla sostanza. Perché chiunque partecipi a un corso di formazione sicurezza ha un’unica domanda in testa e per la quale si aspetta una risposta:

“in pratica che cosa devo fare?”

3. Nuotare nel mare tra il dire e il fare

Essere consapevoli della difficoltà della messa in pratica e delle variabili che la influenzano è essenziale. Ci si guadagna in credibilità,

Lasciamo stare la delicata questione che riguarda se sia possibile o meno mettere in pratica tutto quanto è previsto dalla normativa. Ma essere consapevoli della difficoltà della messa in pratica e delle variabili che la influenzano è essenziale. Ci si guadagna in credibilità, anche se si vuole proporsi come intransigenti della materia. E si può facilmente avviare un confronto costruttivo con chi, sempre in trincea, ne vede ogni giorno di nuove.

4. Attenzione al giudizio

Fare della sicurezza sul lavoro una questione morale è forse il modo più sicuro per risultare irritanti. Si finisce per giudicare chi non attribuisce valore all'argomento con il risultato di trovarsi su schieramenti opposti senza possibilità di comunicazione.

Fare della sicurezza sul lavoro una questione morale è forse il modo più sicuro per risultare irritanti. Si finisce per giudicare chi non attribuisce valore all’argomento con il risultato di trovarsi su schieramenti opposti senza possibilità di comunicazione. E, se il canale della comunicazione si chiude, si perde ogni possibilità di trasferire anche le nozioni più banali.

Per altro, se tutto quello che si riesce a fare è giocarsela sul piano morale, non è inevitabile dare l’impressione di non avere argomenti a sostegno dell’utilità della formazione sicurezza che tanto si declama?

La formazione obbligatoria per il datore di lavoro

Non esiste una formazione minima richiesta, cioè la formazione obbligatoria per il datore di lavoro si individua in base ai ruoli che ricopre e alle attività che svolge nell'ambito dell'impresa.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di formare, direttamente o per il tramite di formatori, i propri lavoratori. Ma quali corsi deve seguire in prima persona? Non esiste una formazione minima richiesta, cioè la formazione obbligatoria per il datore di lavoro si individua in base ai ruoli che ricopre e alle attività che svolge nell’ambito dell’impresa.

Ruoli aziendali per i quali il datore di lavoro deve essere formato

Nei casi previsti dall’allegato II del D. L.vo 81/08 e ss.mm.ii, il datore di lavoro può svolgere direttamente l’incarico di RSPP. E, per svolgere l’incarico, deve aver frequentato il corso di formazione specifico in base al rischio aziendale e deve procedere all’aggiornamento quinquennale.

Per svolgere l'incarico di RSPP il datore di lavoro deve aver frequentato il corso di formazione specifico.

Non sono previste invece limitazioni (dopo la modifica al Testo Unico Sicurezza del 2015) ai casi in cui il datore di lavoro svolga la funzione di addetto alla gestione delle emergenze, primo soccorso o antincendio. Come per il caso del RSPP, il requisito necessario è che frequenti il corso di formazione necessario in base alla classificazione dell’attività (a rischio basso, medio o elevato) e dell’azienda (gruppo A, B o C) e, periodicamente, a quello di aggiornamento.

Attività con formazione obbligatoria per il datore di lavoro

Se il datore di lavoro partecipa, anche con sola funzione di vigilanza e recupero in caso di emergenza, alle attività in spazi confinati e/o sospetti di inquinamento, allora dovrà essere in possesso di attestato di formazione sull’argomento. Così richiede la norma di riferimento, il DPR 177/2011.

Se il datore di lavoro partecipa, anche con sola funzione di vigilanza e recupero in caso di emergenza, alle attività in spazi confinati e/o sospetti di inquinamento, allora dovrà essere in possesso di attestato di formazione sull'argomento.

Il datore di lavoro deve essere in possesso di formazione specifica, aggiornata, anche nel caso utilizzi una o più delle attrezzature previste dall’Accordo Stato- Regioni del 22 febbraio 2012:

  • piattaforme di lavoro elevabili;
  • gru a torre;
  • gru mobile;
  • gru su autocarro;
  • carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo;
  • trattori agricoli o forestali;
  • macchine movimento terra;
  • pompa per calcestruzzo.

Esiste un altro caso in cui la normativa prevede esplicitamente che la formazione di cui parla debba essere in possesso anche del datore di lavoro, se coinvolto nelle attività, ed è il corso per addetti ai sistemi di accesso e posizionamento mediante funi o alla sorveglianza di tale attività previsto dall’allegato XXI del D. L.vo 81/08 e ss.mm.ii.

sono sempre esclusi dalla formazione obbligatoria per il datore di lavoro i corsi per preposti e dirigenti e la formazione "base" (generale e specifica).

Esclusioni

Concludo con due precisazioni che ho imparato a non dare per scontate:

  1. sono sempre esclusi dalla formazione obbligatoria per il datore di lavoro i corsi per preposti e dirigenti e la formazione “base” (generale e specifica)!
  2. quando la normativa prevede che il datore di lavoro formi i lavoratori addetti a una specifica attività senza specificare che anche il datore di lavoro ricade nell’obbligo di formazione (ex. revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale, utilizzo DPI di III categoria, montaggio/uso/smontaggio di ponteggi e redazione de Pi.M.U.S.) non si deve considerare la formazione come obbligatoria per il datore di lavoro che dovesse prendere parte all’attività in questione, ma nulla vieta che lui partecipi ai relativi corsi.

La formazione sicurezza è sospesa?

La formazione sicurezza era stata sospesa e la validità di alcuni attestati prorogata. Ma qual è la situazione dopo il DPCM del 3 novembre?

La formazione sicurezza era stata sospesa, la validità di alcuni attestati prorogata e ora in molti non riescono più a capire quale sia la situazione attuale, anche alla luce delle nuove disposizioni nazionali (DPCM del 3 novembre) e regionali. Provo a fare chiarezza.

Scadenze dei corsi e stato di emergenza

La legge cosiddetta Cura Italia aveva disposto che tutti gli attestati relativi ai corsi di formazione in scadenza tra il 31/01/2020 e il 31/07/2020 mantenessero la loro validità fino al 31/10/2020, ossia fino a 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza. Lo stato di emergenza è stato prorogato (al momento sino al 31.01.2021), ma lo stesso non è stato per la disposizione di legge che aveva definito la proroga della validità dei corsi, così, allo stato attuale, gli attestati in scadenza dopo il 31/07/2020 devono essere aggiornati seguendo quanto richiesto dalla normativa di riferimento. E, se preferisci, puoi leggere la notizia dettagliata pubblicata da Aifos.

Ma come aggiornare la formazione? Non è stata sospesa dal DPCM del 3 novembre?

Ma come aggiornare la formazione? Non è stata sospesa dal DPCM del 3 novembre?

Che cosa dice il DPCM del 3 novembre

L’art. 1, comma 9, lettera s del DPCM del 3 novembre ha previsto che la formazione da effettuarsi in materia di salute e sicurezza è consentita, “a condizione che siano rispettate le misure di cui al «Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione» pubblicato dall’INAIL“.

In molti hanno perso il dettaglio perché si trova alla 29a riga!

Il documento tecnico citato comprende indicazioni in merito alla definizione delle misure organizzative, di prevenzione e protezione e di lotta all’insorgenza di focolai epidemici e tiene conto anche del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” stipulato tra Governo e Parti sociali il 14 marzo 2020. Quindi si può concludere che la formazione sicurezza non è sospesa, se chi la eroga segue le disposizioni contenute in questo documento.

E come funziona con le aree gialle, arancioni e rosse?

Tra le misure previste per le aree arancioni e rosse non è prevista alcuna disposizione più restrittiva in relazione alla formazione sicurezza, quindi l'attività può continuare anche nelle aree arancioni e rosse.

La formazione sicurezza non è mai sospesa

Tra le misure previste per le aree arancioni e rosse non è prevista alcuna disposizione più restrittiva in relazione alla formazione sicurezza, quindi l’attività può continuare anche nelle aree arancioni e rosse.

In pratica gli enti di formazione si stanno organizzando in modo da trasferire la maggior parte della formazione online, limitandosi a erogare la formazione in aula o comunque in presenza per i corsi in cui è prevista una parte pratica non erogabile altrimenti. Ma il servizio non è interrotto perché gli obblighi di formazione sono tutti in vigore e, anche nelle aree rosse, continuano a esserci attività lavorative autorizzate a continuare la propria attività.